Chi guida non beve

ProgettoPersona Onlus ha deciso di convenzionarsi con il Tribunale di Milano per i Lavori di Pubblica Utilità al fine di agire sulla prevenzione degli incidenti stradali.

Con il Polo per le Disabilità Acquisite in Età Adulta, esperienza unica a Milano e in Lombardia per tipologia di risposta, ci rivolgiamo prevalentemente a persone con gravi compromissioni psico-fisiche per esiti da incidente stradale: rendendo consapevole chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza attraverso il contatto quotidiano con persone la cui vita è stata stravolta da un incidente automobilistico – si contribuisce alla sicurezza di tutti.

Troverete in questa sezione una serie di utili indicazioni e curiosità, indispensabili per chi sia incorso in questa situazione.

Ricordiamo innanzitutto che il regime di lavori di pubblica utilità o di messa alla prova consente di scontare la pena svolgendo prestazioni non retribuite a favore della collettività nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale, o in Organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato.

Tale opportunità, voluta dal legislatore, è incentivata in quanto:

  • porta un’immediata utilità alla collettività;
  • dimostra che il responsabile del reato viene effettivamente punito, ma in modo utile e vantaggioso per la società;
  • è conveniente per lo stesso condannato che, a fronte della trasgressione commessa, può sviluppare un’attività risocializzante e utile anche sotto il profilo personale, ottenendo un trattamento di particolare favore (estinzione del reato, dimezzamento del periodo di sospensione della patente).

Chi beve, troppe volte guida.

Negli ultimi anni in Italia si è assistito a un preoccupante e crescente fenomeno di consumo di sostanze alcoliche, in particolare tra i giovani. A tal proposito numerose sono state le campagne di sensibilizzazione volte a contrastare detto fenomeno, soprattutto in un’ottica di sensibilizzazione e di ravvedimento sociale. Interessante, al fine di poter percepire la reale portata del fenomeno, è una ricerca inglese pubblicata sulla rivista The Lancet del 2010 dove si mostrava, per la prima volta, che l’alcol è la sostanza il cui danno sociale è maggiore di molte droghe illegali come cocaina, eroina, crack, etc.; oggi la situazione non è di certo migliore, in Italia ad esempio l’alcol alla guida è la prima causa di mortalità tra i giovani.

Il problema è di largo spettro e di certo nell’ambito di questa iniziativa non ci si pone l’obbiettivo di analizzarlo e di studiarlo nelle sue radici socio – culturali, bensì quello di una sensibilizzazione mirata, finalizzata alla realizzazione di un prontuario pratico da destinare all’utenza, che purtroppo, dovesse trovarsi al centro di questa problematica.

La guida in stato d’ebbrezza

Innanzitutto si parte con la qualificazione della fattispecie della guida in stato d’ebbrezza. Questa, come da alcuni ignorato, è prevista dall’ordinamento giuridico italiano come un reato, in particolare disciplinato dal codice della strada agli artt. 186 – 187. Come indicato nelle tabelle ‘reato 186 cds’, la guida in stato d’ebbrezza conduce colui che se ne è reso protagonista verso un vero e proprio procedimento penale, con delle differenziazioni a seconda dell’indice alcolemico ritrovato del sangue.

Detto incipit è importante, infatti subire un procedimento penale porta con sé alcuni ‘strascichi’.

Innanzitutto, ed è bene non sottovalutarlo, subire un procedimento penale è sicuramente una esperienza ‘forte’ che è bene affrontare con le idee chiare. Infatti oltre alla pena prevista dalla legge e alla pena accessoria della sospensione/revoca della patente, si verificano delle conseguenze che, sebbene non espressamente previste dal dettato normativo e non subito percepibili, sono piuttosto ‘fastidiose’.

La prima è sicuramente quella relativa alla fedina penale ‘sporca’, che determina un impedimento a chi volesse sottoporsi a concorsi pubblici, o comunque voglia approcciarsi alla pubblica amministrazione. Inoltre, potrebbe determinare un problema anche contro i privati data la possibilità, non remota, che non venga concessa la sospensione condizionale della pena (es. fattispecie aggravate).

La seconda si riferisce alla circostanza per la quale chi eventualmente sia stato condannato con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziale, qualora la fattispecie sia di lieve entità, non possa in caso di commissione di altro reato beneficiarne nuovamente, e dunque essere sottoposti anche ad una pena detentiva.

Per certi aspetti il legislatore italiano ha posto un rimedio a questo tipo di situazioni con l’introduzione della legge 28.04.2014 nr. 67, pubblicata su G.U. Serie Generale 2.05.2014, nr. 100 che regola l’istituto della messa alla prova ‘per gli adulti’. Detto istituto, meglio precisarlo sin da subito, è concedibile solo una volta a colui che lo richiede.

 

LAVORI DI PUBBLICA UTILITÀ E MESSA ALLA PROVA

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